Nel mio lavoro mi sono sentita fare questa domanda in fase di richiesta informazioni da un cliente, ammetto che per ora mi è successo una sola volta, ma è bastata per fermarmi a pensare.

Ho sempre dato per scontato, che se eseguo un lavoro richiesto dal cliente, esso venga riconosciuto e pagato.
Solo nel caso in cui non vengano rispettati gli accordi tra le parti, può accadere che ci sia un mancato pagamento o una riduzione della cifra pattuita.

La domanda però è un po’ diversa: Se la foto non mi piace, pago il servizio fotografico?

Non entrano in discussione, aspetti tecnici, di competenze professionali, di esecuzione, di accordi pattuiti o di gusto soggettivo del cliente, ma di un aspetto più psicologico di cui va tenuto conto nella fotografia di ritratto.
Come fotografa, il mio compito è capire lo stato mentale e motivazionale del cliente che ho davanti.

Da dove arriva questa domanda?

  • Da un passata esperienza negativa.
  • Da un momento della vita del cliente, dove non riconosce la sua immagine.
  • Da un avversione per l’oggetto fotografico.
  • Da una non accettazione di se stessi.

Come comportarsi in tutti questi casi?

Se il cliente ha già avuto un esperienza negativa con un fotografo, il mio compito è quello di dimostrare che sarò professionale, competente e che verranno soddisfatte le sue aspettative. Non devo puntare il dito sulle NON competenze di chi mi ha preceduto.

Se il cliente ha un’immagine di se stesso diversa dalla realtà, fermiamoci e facciamoci una domanda, il cliente sarà pronto a vedersi veramente? Mi è capitato un lavoro dove il cliente era in una fase evolutiva, pertanto predisposto a mettere in discussione la sua immagine riflessa. Dopo un primo impatto negativo è riuscito ad accettare quella nuova immagine e a intraprendere un nuovo percorso di consapevolezza.
In altri casi, in fase di incontro conoscitivo, spiego al cliente che tutti noi ci costruiamo un immagine mentale della nostra rappresentazione fisica, nella maggior parte dei casi è falsa, perché c’è chi si vede molto più magro o molto più grasso di come è in realtà. Mentre la fotografia ci mostra la vera immagine di noi stessi. Pertanto è questo lo scoglio da superare, accettare la realtà e diventare consapevoli.

Se il cliente ha un’avversione verso la macchina fotografica e non ama posare davanti all’obiettivo, cerco di capire intanto cosa ha scaturito questo fastidio verso l’oggetto in se. In seguito cerco di proporre al cliente una situazione più rilassata, diversa, giocosa e tra amici, con lo scopo di inserire la macchina fotografica NON come arma, ma come parte del divertimento.

Se il cliente si trova in una fase di non accettazione di sé, sono onesta nel dirgli chiaramente che nell’esecuzione del mio lavoro, punteremo sui suoi punti di forza e valorizzeremo la sua figura, ma il piacersi o non piacersi, non dipenderà dalle mie competenze professionali. L’accettazione di sé è un percorso personale, che prima o poi nella vita si affronta.
Mi soffermo molto su questo aspetto cercando di andare più a fondo e se è necessario propongo al cliente di rimandare il servizio fotografico, in un momento in cui è pronto al cambiamento.

Pertanto se la foto non mi piace, pago il servizio fotografico?

Se io ho fatto bene il mio lavoro, se ho fatto tutto quello sopra descritto, se sono stata sincera ed onesta fin dall’inizio, se ho condotto il cliente lungo un percorso nuovo con se stesso, se sono stata competente e professionale: la mia risposta è si.
A questo punto dipende dal cliente che dovrà essere onesto con se stesso e capire se è pronto ad affrontare questo percorso, affidandosi alla professionalità di un fotografo, accettando il rischio che potrebbe riconsiderare la sua immagine mentale.