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Posts from the ‘Racconti e altro’ Category

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Un lungo addio

Sono passati ben 7 anni, in certi casi sono volati via, in altri il tempo sembrava che si congelasse per poi ripartire, 7 anni della mia vita in cui sono cresciuta, dalla ventenne spensierata e senza problemi alla ragazza adulta quasi donna, perchè donna ancora non mi sento.

E sono qua a guardarmi indietro, a guardare questo lungo percorso per capire e per darmi una ragione per chiudere definitivamente questa porta per non voltarmi più indietro.

Sento ancora il sapore delle mie parole, vedo ancora i tuoi occhi nel buio della macchina, la sensazione di lontananza tra noi come se profondi abissi separassero quel breve spazio tra me e te.
Li seduti nella mia macchina, dopo una serata con amici, dopo un lungo periodo che stavo lontano da te, non fisicamente, ma sentimentalmente e nell’anima, tu avevi capito e avvertito che c’era qualcosa che non andava, sentivi la mia inquietudine.

‘cosa c’è, mi stai lontano e non capisco cosa non vada, sei distante come l’altra volta che te ne sei andata’ silenzio nel buoi dell’auto fermi sotto a casa di tuo padre ti guardavo e pensavo ‘non va S, non va proprio tra di noi, io non c’è la faccio più’, ‘cosa non va?’.
‘io ciò provato, ma tra noi non va, io ti voglio un bene dell’anima, ma non ti amo più, so che è crudele che non ti può bastare ma non riesco ad amarti più’.

Il silenzio scende sull’auto, mi posso solo immaginare il dolore che tu possa provare, ma so anche che non potrò fare nulla per lenire quella ferita, di certo non potrò essere io la spalla su cui potrai piangere e non sarò l’amica che ti aiuterà facendoti uscire e divertire.
E così mi trovo ad essere il carnefice, ma dentro per l’affetto che provo vorrei essere anche il guaritore, ma non posso avere entrambi i ruoli perchè potrei crearti solo confusione e ancora dolore.

E’ finita!

Ricordo le lunghe ore passate in macchina a parlare, devo dire che tu mi hai stupito, mi aspettavo un uomo che avrebbe urlato, spaccato muri, che avrebbe fatto una scenata che mi avrebbe intimato di prendere la mia roba ed andarmene.

Invece, sei rimasto calmo, mi hai chiesto delle spiegazioni, mi hai chiesto il perchè ed hai ascoltato tutto stoicamente, hai voluto che rimanessi li quella notte, ormai era tardi per andare dovunque.
Mi hai dato la possibilità solo per quella notte di essere boia e guaritore, anche se per una infinitesima parte.

Il mattino via dalla casa che condividevamo, via dai mille ricordi presenti, via da quello che per 7 anni era la mia vita e che per molto tempo credevo sarebbe stata la mia vita. Oggi vivo da sola in un piccolo appartamento, ma sono in procinto di partire per un lungo viaggio, perchè questo addio da te mi è troppo difficile stando qua nella stessa città con il rischio di incontrati ad ogni semaforo, ad ogni incrocio, ad ogni svolta.
Parto si, starò via un mese e non ha importanza dove, mi basta lasciare tutto per un po’ per tornare carica, ma soprattutto con la mente libera e con una porta chiusa alle mie spalle.

Da qua inizia il mio addio, cercare di chiudere 7 anni, congelarli in un lungo ricordo che non interferisca più con il mio presente e il mio futuro per darmi la possibilità di costruire qualcosa di nuovo con nuove fondamenta.

Il viaggio a inizio, si parte!

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Io e il suocero 3 – la spesa

La spesa croce e delizia di ogni casalinga, ognuna adotta un sistema personale per farla, imparata con l’esperienza, con i consigli delle mamme, nonne… e perché no anche dalla suocera.
La convivenza forzata con un suocero porta anche questo annoso problema da risolvere.
Voi direte niente di più facile, lui un uomo tu una donna, vai a fare la spesa e lui è contento!

E’ qui che vi sbagliate, con il suocero categoria M = mostro, la spesa che fai tu cara dolcissima nuora non andrà mai bene!

Partiamo dal primo punto:
Quando è giusto andare a fare la spesa?
La risposta sarebbe quando posso, nel mio caso lavorando durante la settimana l’unico giorno plausibile è il sabato. Pertanto dicevo a mio suocero:’Io la spesa possa farla solo di sabato, se mi lascia la lista di ciò che vuoi ci vado’. Risposta di lui: ‘io il sabato non ci vado’.
Già qua c’era un gran bel problema di comunicazione, non mi sembrava di avergli chiesto di venire con me!? Ma!
Così lui, non amando il sabato e non avendo la pazienza di aspettare che ci andassi io, ci andava lui durante la settimana.
Fin qua tutto bene, se non fosse che ad ogni buona occasione si lamenta che non andavo mai a fare la spesa, al che mi sorge un’altra domanda: ‘ma se ci è andato lui io cosa vado a comprare?’.
Mi ricordo un evento in cui si è lamentato (badata non si lamenta mai con me direttamente, ma con il figlio o parenti), lui era partito con il figlio per una breve vacanza, dal lunedì al giovedì.
Essendo a casa da sola e lavorando non mangiavo un gran che, anzi mi ero presa mezzo litro di latte passando velocemente davanti ad un supermercato sul percorso ufficio – stazione.
Al suo rientro si lamentò che non ero andata a fare la spesa per l’ennesima volta mentre non c’era, “dite che ripetergli che ci potevo andare solo di sabato serva!?”, ma anzi avevo comprato il latte “speciale” solo per me.
“Latte speciale?” Niente di strano, avendo un’intolleranza lo evito di solito, ma se ho voglia di berlo mi prendo uno ad alta digeribilità, ma lui dopo 4 mesi di convivenza non lo sapeva!

Secondo punto:
Come fare la spesa e cosa comprare?
Tutti noi abbiamo col tempo individuato il supermercato che a rapporto qualità-prezzo si avvicina alle nostre esigenze, abbiamo individuato prodotti e marche.
Ebbene, prendete le vostre preferenze e buttatele nel cestino, inizia la rivoluzione!
Fortuna vuole che non sono mai dovuta andare con lui a fare la spesa, ma mi sono sorbita una lezioncina indirettamente!
Mettiamo caso che vi piace lo yogurt bianco, di solito ne mangiate 1 o 2 a settimana e di una marca. Ecco lui nota che lo mangiate e quando andrà a far la spesa ne comprerà una scorta in tera per un mese, di una marca sconosciutissima, ma che costa di meno, e tanto una marca vale l’altra.
Ma al peggio non c’è fine, se per caso voi non riusciate a finirli prima della scadenza si lamenterà che buttate via la roba.
Le regole per tanto sono:
Comprerà sempre il prodotto meno costoso e non quello che dopo vari test di assaggio vi sia sembrato quello col giusto rapporto qualità prezzo.
Comprerà una scorta pari a quello che mangiate in un mese, ma dovrete mangiarlo in una settimana.
Riempirà il carrello, più è pieno più state facendo una buona spesa, perché anche se siete 3 in casa di cui 2 mangiano solo la sera e leggero, la cosa fondamentale è che il frigo non sia solo pieno, ma di più.

Terzo punto:
Chi si mangerà tutta quella roba?
Dopo aver comprato l’inverosimile, come se a casa ci fosse una famiglia di 8 persone, voi vi chiederete: chi mangerà tutto prima che venga buttato per decomposizione o altro?
Ebbene care dolcissime Nuore che combattete perché lago della bilancia non salga, perché quei bellissimi jeans continuino a calzarvi a pennello.
Arrendetevi!
Perché lui ogni sera vi presenterà a tavola quantità di cibo da esercito, con tanto di pentolome e mestolo per servirvi razioni abbondanti, di cui c’è anche il bis e il tris.
E mi raccomando dovete finire tutto, perché se osate avanzare la roba, vi guarderà come degli ingrati che non mangiano quello che gli è stato cucinato, ma cosa peggiore è che se è così tanto il cibo vi toccherà la stessa cena per ben 3 giorni!

Alla fine l’ago della bilancia salirà!

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Io e il suocero 2 – il mio lavoro

Il suocero è una creatura strana per tanti versi, di solito è la suocera ad essere odiata, perché si intromette nella coppia… mentre la versione maschile di solito è solo una comparsa nell’operetta vita da sposati…. oggi vita da conviventi/accoppiati.
Di solito nell’opera ci sono le due attrici principali, lei la temuta suocera che tiene sovrano il suo ruolo da prima donna, poi la nuora che primeggia nel suo ruolo da seconda donna che aspira a usurpare il regno alla regina, dietro che cerca di tenere il passo è il genero che cerca di salvarsi se possibile da essere annientato da una o dall’altra regina… lui il suocero fa la sua comparsa solo quando c’è da inserire una figura ironica, mediatrice a volte anche buffa.

Però cari giovani coppie il caso raro esiste eccome, la classica mosca bianca che si distingue dal gruppo, il suocero che non vuole essere relegato al ruolo di comparsa, ma vuole avere un ruolo principale da primo attore e guai cercare di toglierli i riflettori, sarebbe la vostra fine.

Sfortunatamente la mosca bianca è capitata a me.
Avete visto ‘ti presento i miei’, ecco io sono il povero genero Greg Fotter che cerca di piacere al tremendo padre della fidanzata… che altro non è un narcisista psicopatico… credo che l’esempio del film calzi a pennello.

Devo dire che il mio di suocero non ha così ben organizzato, ma posso dire che a lingua non si fa mancare nessuna maldicenza, cattiveria gratuità, frecciatine (precisamente sono bombardate da missili terra area) e chiacchiere da cortile, effettivamente è un pettegolo di primordine.

Come già detto nel precedente post la mia mancanza maggiore per lui è non essere come le nostre tris-nonne, donne tutte casa e chiesa che vivevano per la famiglia e che poveracce avevano in testa un bosco di pini tante erano le corna subite.
Ma le mie sfortune non sono finite perché lui ha conosciuto mia madre, donna che della mamma come una volta non ha nulla, donna che non si fa domare ne comandare, donna indipendente e libera sotto ogni aspetto e che per concludere i suoi mille difetti dice in faccia ciò che pensa e ancora peggio mi ha cresciuto così.

E la generazione femminile della mia faglia non si ferma a mia madre, ma anche la nonna era una donna emancipata e fuori dagli schemi femminili di una volta tante che aveva una sua attività in proprio e ha cresciuto i figli e noi nipoti maschi e femmine come essere eguali e non diversi.

Finissero qua le mie sfortune… no io inoltre non faccio un lavoro da donna, io dovrei essere una qualsiasi impiegata che fa un lavoro da impiegata che entra in ufficio alle 8:30 massimo 9:00 ed esce alle 17:30, devo avere un posto fisso vicino a casa.
Nel mio ufficio dovrebbero essere tutte donne e possibilmente sposate con prole dove il maggior pettegolezzo da pausa caffè sono i fantastici manicaretti, il bambino che ha preso bravo sul compito e come si fa il punto croce.
Ma invece, ho un lavoro precario, ho un lavoro senza orari fissi, cartellini da timbrare, dove gli straordinari sono una gloria, dove non sono ne l’impiegata amministrativa, ne la centralinista, anzi mi occupo di coordinare il lavoro, gestire 5 persone (tutti uomini), avere rapporti con il cliente e dove ho parecchie responsabilità.

E lui in questi 8 anni non si è solo lamentato che non faccio un lavoro ‘come si deve’, ma più volte ha tentato di rifilarmi uno dei suoi tanto amati lavori come si deve, lavori che ho sempre garbatamente rifiutato, ma facendo capire senza velature che il mio lavoro mi piace e non ne avevo bisogno di un altro.

Lui continua a disprezzare il mio lavoro, io continuerò a farlo.