Se la foto non mi piace pago il servizio fotografico?

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Nel mio lavoro mi è stata sottoposta questa domanda, in particolare in fase di richiesta informazioni generiche da parte di un cliente. Ammetto che per ora mi è successo una sola volta, ma questa è bastata per fermarmi a riflettere.

Ho sempre dato per scontato, forse ingenuamente, che se eseguo un lavoro richiesto dal cliente, esso verrà riconosciuto come tale e pagato. Pensavo quindi che, solo nel caso in cui non venissero rispettati gli accordi tra le parti, potesse accadere un mancato pagamento, o una riduzione sulla cifra pattuita.

La domanda che mi è stata posta però è un po’ diversa: se la foto non mi piace, pagherò comunque per il servizio fotografico?

Non entrano in discussione aspetti tecnici, competenze professionali, di esecuzione, di accordi pattuiti o di gusto soggettivo del cliente, ma un aspetto più psicologico, di cui ritengo vada tenuto conto, specialmente nella fotografia di ritratto.

Come fotografa, il mio compito è capire lo stato mentale e motivazionale del cliente che ho davanti.

  1. Da dove arriva questa domanda?

  • Da un passata esperienza negativa.
  • Da un momento della vita del cliente, dove non riconosce la sua immagine.
  • Da un’avversione per l’oggetto fotografico.
  • Da una non accettazione di se stessi.
  1. Come comportarsi di fronte a tutti questi casi?

Se il cliente ha già avuto un’esperienza negativa con un fotografo, il mio compito sarà quello di dimostrare che sarò professionale, competente e che verranno soddisfatte le sue aspettative. Non devo puntare quindi il dito sulle NON competenze di chi mi ha preceduto.

Se il cliente ha un’immagine di sé diversa dalla realtà, fermiamoci e facciamoci una domanda: il cliente sarà pronto a vedersi veramente? Mi è capitato un lavoro dove il cliente era in una fase evolutiva, pertanto predisposto a mettere in discussione la sua immagine riflessa. Dopo un primo iniziale impatto negativo è poi riuscito ad accettare quella sua nuova immagine e a intraprendere un nuovo percorso di consapevolezza.

In altri casi, in fase di incontro conoscitivo, spiego al cliente che tutti noi ci costruiamo un’immagine mentale della nostra rappresentazione fisica. Nella maggior parte dei casi quest’immagine è falsa. C’è chi, ad esempio, si vede molto più magro o molto più grasso di come è in realtà. La fotografia non mente, ci mostra la vera immagine di noi stessi. Pertanto, molto spesso, è questo lo scoglio da superare: accettare la realtà e diventare consapevoli.

Se il cliente ha un’avversione verso la macchina fotografica e non ama posare davanti all’obiettivo, cerco di capire intanto cosa possa aver scaturito questo fastidio. In seguito cerco di proporre al cliente una situazione più rilassata, diversa, giocosa, con lo scopo di inserire la macchina fotografica NON come arma, ma come parte del divertimento.

Se il cliente si trova in una fase di non accettazione di sé, sarò onesta nel dirgli chiaramente che nell’esecuzione del mio lavoro punteremo sui suoi punti di forza, valorizzando la sua figura, ma obiettivamente il piacersi o il non piacersi non dipenderà dalle mie competenze professionali. L’accettazione di sé è un percorso personale, che prima o poi nella vita si affronta. Mi soffermo molto su questo aspetto, cercando di andare più a fondo e, se  necessario, propongo al cliente di rimandare il servizio fotografico a un momento diverso, in cui è davvero pronto al cambiamento.

Pertanto, arrivando alla fatidica domanda “se la foto non mi piace, pago il servizio fotografico?”

C’è da fare una premessa: se ho fatto bene il mio lavoro, se ho fatto tutto quello di cui abbiamo parlato qui sopra, se sono stata sincera ed onesta fin dall’inizio e se ho condotto il cliente lungo un percorso nuovo con se stesso, comportandomi in modo competente e professionale la mia risposta sarà solo una: sì.

A questo punto spetterà al cliente essere onesto con sé stesso e capire se è pronto ad affrontare o meno questo percorso, affidandosi alla professionalità di un fotografo, accettando quindi il rischio di dover riconsiderare la sua immagine mentale.


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    Sharon Sala

    Fotografa, creativa, motociclista e donna incasinata. Realizzo ritratti personali, di Boudoir, di famiglia e professionali. Progetto personale in corso "Gente di Segrate"